Giugno 30, 2008

Ricominciare? O no?

Maggio 22, 2008

Non vale la pena dare un titolo a questo post, non vale lo sforzo.

Sono deluso da quest’esperienza, da quest’idea, da questa cosa che mi piace chiamare estensione del mio taccuino. Davvero, non pensavo che ci fosse, dietro i lustrini e i colori, la capacità di perdere l’essenza materiale delle cose, di avvinghiarsi a un’idea come la zecca fa con l’orecchia del cane, fino a incattivirsi e perdere il senso della quotidiana realtà. L’amarezza è pesante e nera, non lascia posto a ripensamenti. Questo posto tra un po’ sparirà, con tutto quello che ci girava intorno. Ho sbagliato, ho sbagliato io a buttarmi in questo mondo a cui non somiglio, ho dato fastidio, sono stato ingombrante, non ho saputo obbedire alle regole, non sono stato al gioco. Del resto, ho sempre amato navigare in solitaria.

Chiedo scusa a chi si è sentito infastidito dal mio agire, o dalla mia presenza.

Chiedo scusa a chi veniva a sbirciare qui ogni tanto con affetto. Il mio taccuino sarà sempre aperto per loro, da qualche altra parte.

Buona fortuna a chi resta.

Di crivi e di crivari

Maggio 18, 2008

Il tamburo ha portato consiglio.

Pensa che ti ripensa, forse ci sono arrivato. Ho deciso che in fondo in fondo ho fatto bene. E forse neanche così in fondo. I fatti piano piano mi danno ragione. Certo, ragione e sentimento sono due cose distinte e separate (per fortuna), certo, se la ragione è uno sgabello solido su cui posare il deretano e finalmente riposare la schiena, il sentimento è una scala alta cinque metri su cui mi tocca stare in piedi, proprio sull’ultimo gradino, godendomi fino all’ultima goccia le mie patologiche vertigini. Certo, dal momento che non sono cattolico e non pratico la santità, non è che riesca proprio intimamente a gioire del fatto che qualcuno (un bel po’, penso) mi odi ferocemente, mi detesti cordialmente o mi disprezzi astiosamente; però tutto sommato si sta in piedi (vi prego, non sulla scala), e un po’ di polenta col ragù in certi momenti può valere molto, molto più di un essere umano. Non elargirò perle di saggezza come “La stupidità umana è senza confini”, “Nessuno è perfetto”, “La vita è fatta anche di queste cose”, perchè ne riconosco il misero valore intrinseco; ciò che vale sono i viaggi in treno e i pensieri che portano con sè vicino ai finestrini. Ciò che conta è stringere un tamburo e suonarlo. Ciò che conta è essere il cerchio del tamburo, il crivo che separa il grano dalla pula, e sapere che la trebbiatura dura tutta la vita. Grazie Lamberto, perchè queste cose le hai scritte nella corteccia di un albero invecchiato.

Ora ho capito. E’ stata un’illuminazione (Egeria aveva ragione anche stavolta: devo decidermi a convertirmi al buddhismo mahayana), non voglio abbandonarla più: m’interessa solo di sbattere le mani su una pelle tesa. Il resto, rimandatelo al cuoco.

P.S. Per la prima volta in vita mia ho suonato un bis. Poetessa, questa te la devo.

Come cambiano i tempi. Come cambiano le persone. Anche le rose cambiano. E vorrei essere contemporaneo di Poliziano per gioire un poco, finalmente, di questo maggio inquietante.

Minima Armoricana

Maggio 3, 2008

Mi chiedo, in attimi come questo, il motivo di ogni mio passo. Mi chiedo se è giusto così, se la direzione è quella che domani non maledirò, se invecchierò sereno dicendomi che comunque m’è andata bene, ho saputo prenderla nel verso giusto: mi chiedo se la pace del sonno sarà per sempre un’isola, mi chiedo come ho fatto a stare in pace tutti questi anni prima di immergermi nell’assurdità come nell’acqua di mare. Mi chiedo perchè sento il sale sulle labbra, perchè stanotte ho voglia di leggere Chiaro Davanzati e Arnaut, e vorrei essere come loro.

Ieu sui Arnaut qu’amas l’aura

e chatz la lebre ab lo bou

e nadi contra suberna.

Memento mori

Aprile 24, 2008

Di musicare si musicò, ottimamente e abbondantemente. Ci furono canti, danze, buon vino frizzante, cibo di festa e cose belle da guardare e da sentire. La strada viva pulsava e profumava, tutto sapeva di essenza di lavanda e di quotidianità perlacea.

Sibilanti si annidavano le ombre tra i raggi della bicicletta.

Con la Lega al governo, prevedo un periodo d’oro per il maiale.

Iamu ca sunamu

Aprile 3, 2008

L’ho saputo solo oggi. Se n’è andato zitto zitto, a suonare la zampogna in cielo.

Addio Mastro Peppe tanto amato. Grazie di tutto.

World music nella Bassa

Marzo 30, 2008

Mi sono proprio divertito. Ma tanto tanto proprio. Che non si voleva smettere di suonare. Vabbè, l’asse portante del tutto era la poesia, ed era poesia bellissima, densa, profumata, cioccolatosa e croccante; c’era gente con una voglia innata di sorridere di poco (sono così i poeti, miei cinque distratti lettori) e forse la cosa che più ho amato di ieri sera è stata il godermi i loro visi sinceramente felici, le chiacchiere oscillanti e chiaroscure come sotto l’ombrellone al mare, la profondità delle parole che dolcemente si fondeva alla leggerezza della gioia. E poi tanta, tanta musica, che non si capiva bene cosa fosse, se standard jazz, persiana, araba, siciliana, brasiliana, d’autore, anonima, leggera, pesante, impegnata, disimpegnata, casual, elegante, pret-a-porter. Mancava un po’ di liscio ma la clarinettista era in sciopero.

Insomma grazie, piccola famigliola intrisa di serenità. I tulipani parlano di voi.

M’innamorai come i ragazzini davanti alle biciclette nuove tutte cromate (erano altri tempi, i nostri). E c’incontrammo in maniera romantica (si perchè nella mia esistenza il romanticismo ha sempre avuto più a che fare con gli strumenti musicali e i libri che con le persone. Uffa), in una via Petroni sordida e piovigginosa. Forse era marzo, o forse già aprile, sei anni fa. Lui se ne stava appeso nella vetrina di un negozietto stipato di stoffe, gioielli d’argento brunito e improbabili incensi. Entrai.

- Quanto costa l’ud?

- Cosa?

- Il coso lì appeso, l’ud.

- Ah… Beh io non me ne intendo… Me l’ha portato una mia amica da un viaggio a Istanbul… Diciamo tre e cinquanta, va.

- Trecento contanti tra mezz’ora?

- Ci sto, ragazzo.

Mai camminato così veloce in vita mia. Davanti alla prospettiva di mangiare riso bollito per un mese c’incastrai l’idea di stringere tra le mani ciò che per anni avevo solo sognato.

- Ecco, trecento. Sono tutti.

- Tieni ragazzo, prenditi il tuo bimbo e buona fortuna… Finalmente ho un po’ di spazio in vetrina.

Era nato a Istanbul, e lo battezzai Mustafa, in onore di Kemal e perchè mi andava così. Sono sei anni che mi accompagna fedele, e se li porta proprio bene. Io voglio tanto bene al mio ud.

E qualche mese dopo, ancora più romanticamente, m’imbattei nella persona che divenne uno dei miei amici più cari, e che dell’ud e del suo mondo mi mostrò i misteri. Ma questa è unl’altra storia.