Il kaval
Dicembre 7, 2007
E’ da un po’ di tempo che mi ronza in testa il kaval. Trattasi di un flauto dritto, in genere con otto fori melodici (sette anteriori e uno posteriore) più tre di intonazione sul tratto terminale del tubo. Il timbro è molto particolare, soprattutto per via dell’imboccatura: a differenza del flauto dolce a cui siamo abituati, infatti, il kaval è un flauto ad anima (o a imboccatura naturale), cioè il suono si ottiene frangendo il soffio sul bordo affilato del tubo. Ciò determina un timbro dal colore cangiante, ricco di armonici, a volte graffiante a volte morbidissimo, a seconda della volontà dell’esecutore; se si aggiunge che i suonatori più abili riescono anche letteralmente a cantare dentro il kaval, s’intuisce la ricchezza e la magia della voce di questo pur semplice strumento.
Il kaval si suona principalmente in Bulgaria, ma è molto diffuso anche nel nord della Grecia, in Turchia, in Armenia e in tutto il Caucaso. In Grecia e in generale nella Tracia si suona una versione più piccola del kaval bulgaro, costruita in un sol pezzo (in Bulgaria si usa costruirlo in tre pezzi assemblati), e con l’imboccatura non ad anima ma zeppata e piatta (cioè con un meccanismo simile a quello del nostro flauto dolce, ma senza il becco da stringere tra le labbra).
Il mio primo incontro materiale con il kaval risale a qualche mese fa; in un negozietto di Salonicco ne comprai uno del tipo trace (a imboccatura zeppata), relativamente facile da suonare. Tuttora uso questo piccolo ma versatile strumento, dal timbro a metà strada tra lo zufolo e il clarinetto, in diversi contesti. Il kaval bulgaro però è ancora per me una specie di sogno, sia perchè qui non se ne trovano (e quando si trovano costano uno sproposito) sia perchè, a differenza del cugino trace-macedone, è molto difficile da suonare per via dell’imboccatura ad anima (provate voi a far fischiare un tubo di pvc soffiandoci sul bordo e capirete cosa voglio dire…).
Ma qualcosa nell’aria s’è mosso.
La prima avvisaglia risale a mercoledì: vado a vedere un film con il Dottorcarlo e altre tre graziosissime donzelle e, dopo due ore e passa di colonna sonora assolutamente insignificante, compare lui, il kaval del Ponto, in un bellissimo solo su due ottave. E fin qui va bene, pensavo, un kaval ogni tanto capita a tutti no? Poi però stamattina vado a trovare il mio amico musicista catanese nel suo negozio delle meraviglie in via Rialto, e cosa ti vedo sopra il tavolo, arrivato fresco fresco…. Lui, il capolavoro bulgaro, messo lì quasi a sfidarmi beffardo. Inutile dire che in tre ore non sono riuscito a cavarne fuori un suono decente. Ma io non demordo, e la settimana prossima, costi quel che costi, suonerò il kaval (magari tra qualche anno lo comprerò pure, se vinco la lotteria).
Io lo so che sei venuto a cercarmi, flauto di Bulgaria, lo so che mi hai sfidato. Ma io sono più testardo di te.
Dicembre 9, 2007 at 10:42 pm
Ti finanzio io!:-)
Gennaio 8, 2008 at 8:12 am
Ciao.
io ne ho uno da dare via… vendere o scambiare.
Albanese in due pezzi lungo 92 cm.dell’800.
Ho provato per un’anno.
Non riesco a cavare nulla, il mio amico chitarrista
produce un suono molto bello.
Sarà questione di bocca o non so…
Io rinuncio.
Saluti.
Paolo Gavelli