Lambic e vigne antiche

Dicembre 8, 2007

Quant’è strano starsene all’imbrunire sul balcone di una casetta sperduta tra le colline modenesi, con l’Appennino da una parte e la notte dall’altra, a rimasticarsi una partita a carte e una giornata di risate e di assoluta totale campagna e boschi. Quant’è strano sentirsi tranquilli, e insieme sentire nel fondo del bicchiere un’amarezza nera, una voce sottile che canticchia distratta, ma non è che stai sbagliando tutto come al solito, Musicante? Ma le hai davvero le gambe per camminare su questi sentieri?

In certi momenti vorrei non aver nulla alle spalle.

E cantava le canzoni

Dicembre 8, 2007

Ieri sera sono stato con il Dottorcarlo ad un concerto della cover band ufficiale di Rino Gaetano. Sono tornato a casa pieno di pensieri contrastanti.

Rino è nato a cinque mesi e cinquecento metri di distanza da mio padre. La semplicissima casa in cui è venuto al mondo, affacciata sul lungomare di Crotone nel quartiere dei pescatori, oggi è diventata un ristorante; migliaia di giovani crotonesi ci passeggiano davanti il sabato sera, e forse molti di loro non sanno che lì dentro è nato Rino, proprio lui. Del resto, noi crotonesi abbiamo sempre avuto un rapporto difficile con la sua musica e il suo personaggio: da vivo, Rino ha raccolto in patria quasi solo incomprensioni, invidie e attacchi meschini, è stato accusato di essere un rinnegato, di non amare abbastanza la sua terra natale, di essere addirittura fiero di essere cresciuto a Roma, lontano dal profondo sud. Fino a poco tempo fa su un muro alla periferia di Crotone campeggiava ancora la scritta promozionale di un suo concerto, RINO GAETANO 12 AGOSTO, io la vedevo tutte le mattine andando a scuola in macchina; ma Rino più di una volta nei suoi concerti crotonesi non riuscì nemmeno a cantare. Adesso, sfacciatamente, Crotone si è riappropriata della memoria del suo figlio reietto, utilizzandola come un irritante spot pubblicitario: noi siamo la città di Rino, noi siamo la gente di Rino, i nostri giovani amano Rino. Nessuno dei miei vivaci cinquantenni sembra ricordare i tempi in cui si andava allo stadio per urlargli contro improperi e impedirgli di cantare.

Ieri sera sono stato felice, di una felicità che ha radici nella mia adolescenza; gli occhi belli di Rino riescono a soggiogare con la loro sincerità ancora oggi, anche se sopravvivono solo sui maxischermi. I giovani amano la sua musica, cantano le sue canzoni dalla prima all’ultima, dall’inizio alla fine; e le sue parole sembrano scritte ieri. Ma ieri sera avrei voluto accanto a me mio padre, per vederlo cantare insieme a me, e per dirgli vedi papà, vedi quanto lo amano anche qui?

Al di là della musica, al di là delle canzoni, al di là della gente, ieri sera per me s’è fatto un bel po’ di allegro casino anche da qualche parte in Paradiso.

Ad esempio a me piace la strada/Col verde bruciato, magari sul tardi/Macchie più scure, senza rugiada/Coi fichi d’india e le spine dei cardi.

E grazie mille Dottorcarlo amico mio.