Cenne de la Chitarra

Dicembre 11, 2007

Colonna sonora di oggi, le suites per violoncello di Bach nelle incisioni di Anner Bylsma e Mario Brunello, barocchissima ed elegante la prima, più manierata ma divertente la seconda. Lavorare da casa un po’ mi snerva, mi fa sentire pigro anche se inizio presto, e poi ho ancora la bocca impastata; ma almeno posso farmi fuori tutta la musica che mi va, ed è un bel pregio.

Stanotte ho dormito senza accorgermene con un libro di Patrizia Cavalli sul petto, e ho sognato una giornata dell’ultima estate, quando stavo seduto intorno a un tavolo di plastica con gli altri membri della compagnia di musicanti di cui indegnamente faccio parte; si discuteva animatamente di tante cose, il tempo minacciava un po’, c’era un vino mediocre. Finchè uno si alza, e inveisce nel dialetto dei padri: insomma basta, basta litigare e discutere, noi siamo musicanti, e il nostro mestiere è portare l’allegria alla gente… Andiamo e suoniamo anche se siamo arrabbiati, perchè la gente vuole la musica. E così fu, e la gente ballò e fu felice, e noi anche. Felici e tristi.

Perchè questo è il paradosso dei musicanti e dei giullari. Far sorridere chi  sta intorno anche quando si ha dentro  tanto pianto da lasciare scaturire come una fiumara a novembre, conoscere i trucchi per strappare un applauso e una risata sincera al  pubblico e usarli come un medicinale per non soffocare. Del resto, per combattere la tristezza efficacemente bisogna conoscerla bene; per questo ogni giullare è un uomo che piange di nascosto. Ciò sia detto a onore di Cenne e di Cieli.

Di decembre vi pongo in un pantano
con fango, ghiaccia et ancor panni pochi,
per vostro cibo fermo fave e mochi,
per oste abbiate un troio maremmano;
un cuoco brutto secco tristo e vano
ve dia colli guascotti e quigli pochi,
e qual tra voi à lumi dadi o rochi
tenuto sia come tra savii un vano.
Panni rotti vi do e debrilati;
appresso questo, ogni omo encappegli
botti de vin da montanar fallati,
e chi ve mira sì se meravegli
vedendovi sì brutti e rabuffati,
tornando in Siena così bei fancegli.

Troppo curiosamente nero per essere credibile. Forse oggi era davvero meglio andare a Vienna, Musicante, anche se non lo sa nessuno. Sarei stato veramente vicino a qualcosa di simile a me stesso quasi quanto il baratro.

Buonanotte, semplice come il latte. O come la zampogna. Fai tu.