Efcharisto Thessaloniki
Gennaio 28, 2008
Oggi, a sorpresa, ho rivisto la mia amica dagli occhi di ebano e i suoi lunghi capelli lucenti. L’inverno è proprio finito, grazie Salonicco d’argento…
Prolegomeni
Gennaio 28, 2008
Per ora mi limito ad appoggiare e segnalare l’iniziativa. A breve, tempo permettendo, dirò la mia.
Il link dice tutto.
http://www.panzallaria.com/category/blogaction/
Dopopranzo in via Saragozza, angolo Irma Bandiera
Gennaio 26, 2008
Oggi giornata sonnacchiosa, a tratti grigia nonostante il sole. Popolata di cose vecchie che ritornano, forse anche qualche piccolo spettro s’è rifatto vivo, mentre le Erinni sono in vacanza giusto al margine dei miei pensieri. Sogni strani, sole, silenzio, aria che non è più inverno: il ricordo di questo giorno sarà un gattone sonnacchioso che si crogiolava nel mattino, in un giardinetto di Casalecchio, e si lasciava coccolare con pigra soddisfazione. Gattone, facciamo a cambio per un po’? Io ti do la mia vita e tu mi dai la tua, giusto qualche giorno.
Oggi è stata una giornata vissuta nel passato. Non inseguivo i ricordi, semmai erano loro che mi stavano attaccati come il cappotto. Ma ditemi un po’, a voi non capita mai di lasciarvi vivere alla deriva, abbandonati e aperti a qualsiasi rotta e circostanza, come quel gatto, e come me oggi?
Filippiche
Gennaio 25, 2008
Vabbè diciamolo che a volte ha ragione mio nonno.
Oggi vado alla Bottega del Caffè, nutrendo la flebile speranza di trovarvi il mio agognato caffè greco Loumidis. Scendo le scale, e chiedo al commesso.
“Salve, cercavo del caffè greco, tipo Loumidis, quello col pappagallo, ha presente?”.
“Ehm, veramente caffè greco non penso ce ne sia qui… In compenso abbiamo un dipendente greco. Magari chiedo a lui. Stavroooooooos!!!!”
Arriva il simpatico Stavros, un baffuto di mezza età che pare uscito da un romanzo di Sepùlveda. Gli chiedo del Loumidis. Lui sorride… E inizia a parlare come una mitragliatrice in greco stretto.
Bene. Attimo di panico. L’altro commesso mi guarda sghignazzando un poco. Io tento timidamente di interrompere lo sproloquio del greco, ma pare impossibile… Stavros è partito in quarta come Demostene davanti a Filippo di Macedonia.
Finalmente si ferma per riprendere fiato (a occhio e croce stava parlando da cinque minuti pieni, non esagero…). “Ehm… veramente…” abbozzo io “Non sono greco…”.
“Ah beh ragazzo, potevi dirlo subito. Vabbè, comunque il Loumidis non ce l’ho”.
Ma io non avevo la faccia da turco???
Semplice diario e dolore di nervi. Sei anni che non ci sei.
Gennaio 24, 2008
Sarà normale la tensione che mi prende anche solo a respirare e mi fa sentire i polmoni pesanti? Non ci riesco, non ci riesco proprio ad alzare gli occhi, oggi. Oggi c’è un ricordo speciale che mi fa male.
Solo la sera riesce a strapparmi un sorriso, come sempre.
Te ne sei andato troppo presto, amico mio. Tu mi parlavi in silenzio, mi giudicavi benevolo con quegli occhi nocciola mai cresciuti. Certi giorni penso a quando sarò anch’io dalle tue parti, e mi prende il timore che non ci lasceranno giocare insieme.
La terra ti sia lieve.
Sabato sera
Gennaio 20, 2008
Strano è tornarsene a casa che è già sera, in un sabato che piano piano diventa giorno di festa, guardandosi la nebbia sul ponte di via Stalingrado e lasciarsi avvolgere dai ricordi tristi. Dolce è passeggiare sugli stessi passi di un tempo, scoprendo con meraviglia che le impronte non sono poi cambiate così tanto. Sentire il curioso straniamento passeggiando tra gli scaffali di un minimarket asiatico, perdendosi tra barattoli coperti di ideogrammi, dai contenuti misteriosi e colorati. E poi tornare a casa, e sentirla tutta in una volta, proprio al centro della schiena, l’assurdità, che di sera diventa tranquilla soddisfazione dell’oggi, e a domattina proprio non ci si riesce a pensarci.
Io mi chiedo, miei cinque lettori, quanto ci metterò a capire che tutto questo è inevitabile.
Poi mi accoccolo su me stesso, e capisco che l’anima forse è come il crepaccio di un ghiacciaio, di cui non si vede il fondo, dalle pareti scabre e taglienti, disseminate di punte e spigoli affilati, lucenti come il cristallo, e io sto inginocchiato sul ciglio dell’abisso e guardo in basso, terrorizzato e arso dalla sete.
Divertissement (sotto il velame)
Gennaio 20, 2008
Poi che si stese l’altro passo avverso
Si ruppe, s’incrinò qualcosa: il vetro
Restò intarsiato di scritture, e tetro
Gemette, s’incantò, mentre era terso
Riscrisse tutta la sua luce. Verso
Cenci di muro a ricoprire un metro
Del pudendo del mondo stette il vetro,
Come una trenodia. Nel tempo perso
Vani vaneggiamenti permeavano
L’aere rasciutto della mente ghiaccia,
Silente come l’ora delle serpi.
Cavavano la terra scura, andavano
Tornavano, piangevano, all’erbaccia
Davano carne, come al fuoco sterpi.
Le avventure di Sindbad
Gennaio 17, 2008
Ieri sera pensavo a Egeria, che non vedo da un po’, e a quel breve e stranissimo periodo della mia vita in cui l’ho conosciuta. Quanto è strano vivere alle volte, quando gli eventi precipitano, accelerano, tutto succede intorno a noi e dentro di noi con una velocità assurda e a tratti violenta, quando la vita sembra fare violenza a se stessa, strattonarsi, rincorrersi, ripiegarsi, e poi di colpo accasciarsi a terra esausta. Oggi ci ripenso con una certa serenità, mentre assaporo un equilibrio che lentamente si sta intessendo di nuovo intorno a me; approfitto di questa giornata casalinga per pensare, guardarmi indietro, scandagliare ogni cosa. E mi viene voglia di scrivere qui, di condividere con i miei cinque lettori questo mio stato d’animo che stento a definire, opaco e profumato come il miele denso, dolce, un po’ pastoso, con un retrogusto amaro.
Stamattina presto, mentre leggevo un libro, hanno fatto capolino i ricordi, quelli affilati come schegge, e ho faticato un po’ a riaddormentarli. So che torneranno, come tornerà il buio, l’incomunicabilità che mi fa folle, la sensazione della voragine. Ma sapere che torneranno, e godersi la loro assenza, è già un traguardo sufficiente per me. Egeria me l’ha insegnato, con poche parole e molti sguardi, che io so nuotare, e sono circondato di appigli e salvagenti; e a costo di sembrare patetico io me lo ripeto ogni giorno.
Alla fine, sono come Sindbad. Il mio sciabecco finisce sempre per riprendere il mare, che io lo voglia o no. Tant’è che mi viene il dubbio di non esistere realmente in questo mondo, di essere soltanto il personaggio di una lunga e manierata storia che Sherazade sta narrando da qualche parte nel Tutto, per un annoiato Shariyar che si pone le mie stesse domande.
شكراًَ
Gennaio 16, 2008
Egeria, mi sembra di vederla, tiene i suoi tamburi contro il muro e guarda fuori dal balconcino sui tetti rossi. Vive faticando e sorridendo in mezzo alla tempesta. Egeria che appena mi ha visto s’è fatta in quattro per farmi sorridere, ci siamo ritrovati a darci i tempi comici come due attori consumati, ed è stato bellissimo. E poi mi ha raccontato di tanta strada, e mi ha spalancato una finestrella sulle caverne immense, aspre e luminose, che si porta dentro.
E alla fine, mentre fuori la notte diventava inverno freddo, noi mangiavamo l’insalata di arance e parlavamo del dolore e del bello, di lei e di me. Perchè le persone come Egeria sono mondi, spediti da qualcuno in mezzo a noi per farci sentire piccoli piccoli e felici.
Scrivendo il portolano
Gennaio 12, 2008
E la barca fila, fila… Si timona a fatica nel libeccio, ma si timona. Egeria direbbe che abbondano i salvagenti.
Ma tanto io so nuotare.