Non vale la pena dare un titolo a questo post, non vale lo sforzo.
Sono deluso da quest’esperienza, da quest’idea, da questa cosa che mi piace chiamare estensione del mio taccuino. Davvero, non pensavo che ci fosse, dietro i lustrini e i colori, la capacità di perdere l’essenza materiale delle cose, di avvinghiarsi a un’idea come la zecca fa con l’orecchia del cane, fino a incattivirsi e perdere il senso della quotidiana realtà. L’amarezza è pesante e nera, non lascia posto a ripensamenti. Questo posto tra un po’ sparirà, con tutto quello che ci girava intorno. Ho sbagliato, ho sbagliato io a buttarmi in questo mondo a cui non somiglio, ho dato fastidio, sono stato ingombrante, non ho saputo obbedire alle regole, non sono stato al gioco. Del resto, ho sempre amato navigare in solitaria.
Chiedo scusa a chi si è sentito infastidito dal mio agire, o dalla mia presenza.
Chiedo scusa a chi veniva a sbirciare qui ogni tanto con affetto. Il mio taccuino sarà sempre aperto per loro, da qualche altra parte.
Buona fortuna a chi resta.
Di crivi e di crivari
Maggio 18, 2008
Il tamburo ha portato consiglio.
Pensa che ti ripensa, forse ci sono arrivato. Ho deciso che in fondo in fondo ho fatto bene. E forse neanche così in fondo. I fatti piano piano mi danno ragione. Certo, ragione e sentimento sono due cose distinte e separate (per fortuna), certo, se la ragione è uno sgabello solido su cui posare il deretano e finalmente riposare la schiena, il sentimento è una scala alta cinque metri su cui mi tocca stare in piedi, proprio sull’ultimo gradino, godendomi fino all’ultima goccia le mie patologiche vertigini. Certo, dal momento che non sono cattolico e non pratico la santità, non è che riesca proprio intimamente a gioire del fatto che qualcuno (un bel po’, penso) mi odi ferocemente, mi detesti cordialmente o mi disprezzi astiosamente; però tutto sommato si sta in piedi (vi prego, non sulla scala), e un po’ di polenta col ragù in certi momenti può valere molto, molto più di un essere umano. Non elargirò perle di saggezza come “La stupidità umana è senza confini”, “Nessuno è perfetto”, “La vita è fatta anche di queste cose”, perchè ne riconosco il misero valore intrinseco; ciò che vale sono i viaggi in treno e i pensieri che portano con sè vicino ai finestrini. Ciò che conta è stringere un tamburo e suonarlo. Ciò che conta è essere il cerchio del tamburo, il crivo che separa il grano dalla pula, e sapere che la trebbiatura dura tutta la vita. Grazie Lamberto, perchè queste cose le hai scritte nella corteccia di un albero invecchiato.
Ora ho capito. E’ stata un’illuminazione (Egeria aveva ragione anche stavolta: devo decidermi a convertirmi al buddhismo mahayana), non voglio abbandonarla più: m’interessa solo di sbattere le mani su una pelle tesa. Il resto, rimandatelo al cuoco.
P.S. Per la prima volta in vita mia ho suonato un bis. Poetessa, questa te la devo.
…Di mezzo maggio in un verde giardino
Maggio 15, 2008
Come cambiano i tempi. Come cambiano le persone. Anche le rose cambiano. E vorrei essere contemporaneo di Poliziano per gioire un poco, finalmente, di questo maggio inquietante.
Minima Armoricana
Maggio 3, 2008
Mi chiedo, in attimi come questo, il motivo di ogni mio passo. Mi chiedo se è giusto così, se la direzione è quella che domani non maledirò, se invecchierò sereno dicendomi che comunque m’è andata bene, ho saputo prenderla nel verso giusto: mi chiedo se la pace del sonno sarà per sempre un’isola, mi chiedo come ho fatto a stare in pace tutti questi anni prima di immergermi nell’assurdità come nell’acqua di mare. Mi chiedo perchè sento il sale sulle labbra, perchè stanotte ho voglia di leggere Chiaro Davanzati e Arnaut, e vorrei essere come loro.
Ieu sui Arnaut qu’amas l’aura
e chatz la lebre ab lo bou
e nadi contra suberna.