Mette scirocco

Luglio 30, 2008

Ci credereste che a qualche chilometro in linea d’aria da qui c’è Paul Simon che canta?

Ho bisogno di estraniarmi profondamente dal resto, ma per buffi tiri della sorte – e un po’ anche per pigrizia – finisce che non lo faccio. Mi ricordo quando con mio padre andavo sul molo nuovo a trovare un delfino (Flipper si chiamava, ovviamente) e stavamo per ore zitti a prenderci il grecale in faccia e scattare fotografie. Mi manca quella rustica insoddisfatta semplicità dei miei anni ruggenti e ingenui. Ora mi aggiro per l’orto, diventanto così piccolo e meschino (quant’era immenso, quanto?), a ripulire una per una le foglie degli alberi di fico devastate dalla cocciniglia. Niente fichi quest’anno, niente ricordi. Niente mare la mattina presto, niente tramonti tra le zolle fresche, niente notti tra gli scogli, niente partite a carte, niente  nausea da solitudine. Solo uno strano, piatto senso di sazietà, che mi fa schifo quasi quanto il mio ventre rigonfio. Non sono capace di mettermi a dieta, sono dieci anni che ci provo. Morirò con questa anguria sotto il torace, pazienza. E come disse Flo, le cose belle al mondo sono sempre curve, mai dritte.

Se ci fosse Egeria mi farebbe ridere. Ma lei è lontana, e così i miei occhi di mare.

I cani dimagriscono e stanno allegri, non mi riconoscono. Sono nati quando ero via già da molto tempo. Quelli della mia generazione devono essere morti tutti. Non ho un cane che si avvicini alla mia mano per farsi accarezzare, ormai. Anche i cavalli mi guardano con sospetto. Sto diventando lentamente un estraneo qui, non vedo più la gente crescere. I negozi chiudono o cambiano di posto, i vecchi muoiono e i giovani ogni tanto pure. Pensavo di tornare a casa mia, ma di mio sono rimaste soltanto le lenzuola.

Quest’anno ho chiuso solo un flauto di canna, pessima stagionatura. Sarà per l’anno venturo, se ne coglierò di nuova. Ho riscoperto, però, l’amore per le dita sulla chitarra.

Ho riscoperto tanti amori in verità. Ma di molti sono geloso, e non ve li racconto, miei lettori che non so quanti siete e forse non siete più. Era meglio quando eravate cinque, forse. Ma io sono testardo come le mie capre, se fossi ragionevole non sarei ancora qui a scrivere in questo posto – come in un raro barlume di lucidità mi ero riproposto di fare – ma poi come faccio a dire alla Poetessa che le voglio bene? Come faccio a riempire queste notti?

Un’ultima cosa. Oggi una gazza ha indugiato a lungo sul mio davanzale. La finestra era aperta, e bravama entrare e giocare un po’ o rubacchiare qualcosa. Io l’ho guardata per un bel po’, sembrava tranquilla, poi è volata via. Come la mia tristezza.

Luglio in Brettìa

Luglio 22, 2008

Potrei dire di pesche enormi, gialle e profumate da dare alla testa, potrei dire il vento caldo di libeccio che fa stormire gli ulivi come la schiuma del mare, potrei raccontare lo Ionio perlaceo e maestoso che sta immobile e immenso a mezzogiorno, o le cicale in amore che cantano forte, il miele denso e le api che mi svegliano la mattina, i posti che so, il dialetto aspro e gentile della mia gente, i passi consueti mai dimenticati, il cielo stellato che mi accompagna dopo cena, le feste dei cani, il mio pane. E invece passeggio malinconico cercando l’ombra di un grande gelso nero, di cui è rimasto solo una macchia scura nella terra riarsa. Arrivederci amico mio.

fenomenologia dell’ouzo

Luglio 16, 2008

Che nessuno mi ascolti, non può farmi che piacere: non sapete quant’è bello parlare alle scogliere nei pomeriggi d’estate, non lo saprete mai.

Oggi, per burla degli eventi, ho bevuto un dolcissimo caffè greco (l’avevo chiesto metrio, arrivo glikos), e un ospitale e profumato ouzo, mentre un ateniese un po’ attempato mi parlava con fierezza del suo popolo e della radice greca di qualsiasi parola di qualsiasi lingua del mondo (ma non l’avevo già vista questa scena?). Io voglio bene ai greci, voglio bene ai vecchi greci attaccati alla loro pietrosa terra come le radici degli ulivi. Mi sono alzato un po’ brillo e col cuore sgonfio. Anch’io avrei un posto da quelle parti, me lo sento.

Mai fidarsi di nessuno. Quando lo imparerò?

Greco di terra

Luglio 11, 2008

Certe volte penso che le persone siano come le barchette azzurre dei pescatori. Si parte tutti dallo stesso porticciolo, si sta in mare un po’, e poi si ritorna, ci si incrocia sulla via verso il tramonto, ci si saluta da lontano. Poi si ammaina, si torna a terra, si scambiano parole di bentrovato vicino alle cime e alle reti bagnate. E risorge prepotente il desiderio di solitudine e di mare.

A pochi consento di salire sulla mia barca.

Ho pasi kleinos…

Luglio 6, 2008

Maledizione, non se ne viene fuori. Maledizione. Ho sonno. Ma è così difficile da capire? Così difficile da comunicare? Così difficile da accettare? Mi rifiuto, stamattina, di considerarmi storto. Storto è ciò che mi circonda; io, io sono dritto come una meridiana.

Luglio 5, 2008

Questi i miei pensieri, oggi.

Questi i miei pensieri, oggi.

Rimasticare

Luglio 4, 2008

Guarda caso, è di nuovo estate. E mi ritrovo sotto una quercia ai margini di un campo, a mangiare lentamente chicchi d’orzo piluccati dalle spighe. I grilli cantano disperati, è mezzogiorno e il sole secca tutto. Solo i pensieri rimangono umidi e scuri, viscidi come anguille nella mota. Da lontano si sente nitrire. Sarà mai tempo vero di ricominciare? O bisogna rassegnarsi all’errore come regola?