Tra una tristezza e l’altra

Settembre 29, 2008

Vado convincendomi che per essere felici sia necessario prendere coscienza della transitorietà. E soprattutto bisogna partire dalla concretezza, e da essa astrarre i princìpi, e mai tentare di riconoscere nella materialità contingente il riflesso esatto di un archetipo mentale o spirituale.

Così, oggi ho capito che i difettucci del maestoso oud che Ali Khalifa costruì a Damasco una trentina di anni fa, e che per un gioco del destino oggi dimora in casa mia e collabora con me, sono transeunti e minuscoli: ciò che torreggia immensa è la profondità del suono, la magistrale ricchezza dei bassi, la nitidezza dei cantini che sembrano voce umana.

E poi in fondo ogni strumento musicale è un miracolo. Non è necessario un dio per dare l’anima alle cose, a volte basta un bravo liutaio.

Paura della pietà

Settembre 23, 2008

Ci sono momenti in cui il fiume della vita smette improvvisamente di scorrere placido e accelera, diventa impetuoso e schiumante, scogli aguzzi spuntano dall’acqua, e le rive scompaiono avvolte dalla nebbia nerastra e minacciosa. E il barcaiolo che s’era quasi assopito d’improvviso deve balzare a prua e cercare di salvare il suo legno. Eppure il fiume non si ferma e non lo aspetta, rimane indifferente alla sua vita o alla sua morte.

Ci sono altri momenti in cui il fiume s’impaluda davanti a un bivio, e il barcaiolo deve scegliere da che parte andare. Ma chi sa cosa c’è oltre quell’orizzonte lattiginoso? Chi sa dove porterà ognuno dei due torrenti? E nessuno ha il tempo per pensare mentre il fiume avanza.

Ma i momenti peggiori sono quelli in cui si alza il vento, e la barca va alla deriva, e il barcaiolo può soltanto accucciarsi sul timone e sperare che passi presto.

Sta tornando il fresco buono, quello che amai sette anni or sono in un cantuccio che mi sembrava il mondo, coi miei portici scuri e il fioraio di fronte al portone di casa. Forse è tempo di bilanci, per Musicante sempre un po’ triste; sono passati sette anni, due in più del mio interminabile liceo, sono più vicino ai trenta che ai venti, penso di comprarmi una macchina e sogno un lavoro stabile, e ho una casa e dei vicini e le riunioni di condominio e il conto in banca e il garage e la bicicletta. Cos’è rimasto davvero fermo, davvero come prima? Poche, preziose cose. Il negozio di Fabio e Alessandro (forse gli unici amici che in sette anni non sono andati via portati dalla girandola della vita), con le chiacchiere e la musica e l’atmosfera spaesata e malinconica. L’emozione di giocare a perdermi nei vicoli del Ghetto o di Saragozza mentre piove o c’è la neve e finire in Piazza ogni volta con la stessa meraviglia. La voglia di poesia che mi tormenta, ancora ingenua e infantile esattamente come prima. La frenesia della solitudine. La voglia di solitudine. Un dolore strano e inesprimibile.

Quant’era bello il Pratello la mattina presto. Tutto cosparso di pozzanghere e macchie e manifesti strappati e stracci, come un Arlecchino di bronzo e terra. Non era triste, si sentiva ancora la piccola meravigliosa vita che amavo, le persone avevano voglia di parlare, e c’era sempre qualcuno che ti offriva un bicchiere davanti al suo negozietto. Quant’era bello il Pratello quando fotografavo i muri e sognavo di fare l’artista. E intanto la vita sorniona andava avanti, si portava in vantaggio con il lavoro senza dirmelo, solerte com’è. La mia vita è solerte e puntuale, laboriosa e produttiva; io sono pigro e malinconico, insofferente e curioso e perditempo.

Però c’è ancora amore ad essere nottambuli. Oggi amo nuove cose di un amore più adulto. Ma è proprio necessario che il tempo passi? Non si può fare proprio nulla per fermarsi un istante, almeno un istante?

E anche questo scritto è inutile, come tutto. Buon autunno, Bologna mia.

Omaggio a una Principessa

Settembre 14, 2008

E fu così che il triste e dolorante Musicante musicò. Willy ha preso forma nella fantasia dei bambini e dei meno bambini. E Musicante per una mezzora è stato così felice che si sentiva bimbo anche lui.

Grazie Principessa con la maschera di fauno; grazie per aver fugato tante ataviche tristezze. Potenza della tua passione e del teatro.

Moscato, lauri e capperi

Settembre 8, 2008

Arquà è un favo stillante di miele, circondato da sorbi e roseti.

Settembre 5, 2008

Mi manca certa gente.

Certa gente che un pezzo di tempo fa, quando ci si nascondeva un poco ma si stava uniti, ci si divertiva un sacco insieme e si dicevano anche cose importanti.

Certa gente che aveva idee diverse dalle mie, e poca voglia di discuterle, però le cose importanti erano altre, ed era vero.

Certa gente che cucinare per loro era un piacere vero, profondo.

Certa gente che s’incazzava per un nonnulla e faceva lo scemo perchè gli veniva così, ed era bellissimo e tenero.

Certa gente che ci si è lasciati andare via come amici, ma come fratelli è più difficile.