Ars poetica

Novembre 22, 2009

Io bene non sto. Anche quando sembra tutto in ordine, c’è sempre una contraddizione nascosta, una domanda inevasa. Io vorrei essere come una sestina di Arnault, serena e perfetta in ogni frangente, uguale a se stessa, felice. Si può essere felici, se si hanno solo rime negative ed irrelate, versi ipermetri, ineguaglianze e vistose cadute di stile?

Le sigarette in via Oberdan

Novembre 16, 2009

Certe sere mi ritorna una stanchezza usata, come dei primi anni in questo posto brumoso. Di nuovo mi trovo a costruire un ponte, un passaggio, a inventarmi un nuovo cammino. Di nuovo la solitudine si affaccia, e stavolta mi trova più vecchio e indurito e più capace di amare e discernere e meno di sognare. A che pro si cresce, se nulla si può preservare della follia? Perchè chi cresce deve perdere la sana insania dei bambini?

Costel, maledizione, dove sei finito?

Roma Termini

Ottobre 9, 2009

La barista trentenne con gli occhi stanchi serve i caffè in continuazione, senza fermarsi un attimo. C’è sempre qualcuno pronto con lo scontrino in mano a reclamare la sua tazzina. Qualcuno va anche di fretta, qualcuno non parla inglese. Qualcuno rovescia lo zucchero sul bancone.
Lei serve i caffè, i cappucci, le brioches e i tramezzini, e ti dice due parole, un sorriso piccolo e vero, ciao, ecco il tuo caffè, va bene alto così, grazie mille, arrivederci, a presto. Ti dice arrivederci e senti che ci crede, che davvero ti augura buon viaggio ed è felice di averti visto bere felice il tuo caffè. E tu rimetti lo zaino in spalla, il giornale sottobraccio, e ti avvii lentamente al tuo binario, pensando che una barista trentenne dagli occhi stanchi e la maglietta scolorita può essere la donna più felice del mondo, se fa i caffè con amore.

Musica di strada

Settembre 28, 2009

Mi piace camminare nel silenzio profondo che annuncia ottobre. Da bambino era il tempo del buio e delle prime castagne.
Bologna offre autunni meravigliosi, colorati e onesti. E le giornate che s’accorciano si portano via ogni imbrunire un po’ di fatiche d’estate. Forse riuscirò a riposare, tra poco, tra i rami nudi dei platani e le foglie colore del tramonto.

Intanto, la menzetta canta.

Dedicato ad Alceo

Settembre 26, 2009

Il profumo del Sencha è erboso e fresco, il sapore salino, vivido, persistente. A volte mi ricorda vagamente i sentori ell’acqua di mare.

Le domande si ravvolgono come i nodi sulle gomene. Il vuoto esaspera la mente, come il cavo dell’onda nella burrasca. Verso ancora un po’ di tè e coloro la tristezza di giada.

Doc. Freud, I suppose…

Settembre 14, 2009

Strani sogni, ormai sono consuetudine. Non me ne faccio più un cruccio, anzi cerco di godermeli come cortometraggi surrealisti.

Un coccodrillo m’insegue nel giardino del mio liceo, e riesce quasi a mordermi. Intorno non c’è nessuno. Tranquillamente mi avvio verso il cancello d’uscita, e d’improvviso la solitudine si trasforma in ressa di individui di mezz’età tutti con lo stesso volto inespressivo e gli occhi grandi. Cammino per la strada ed è il tramonto, sembra maggio. Ma quando mi sveglio è iniziato l’autunno.

E Mike Bongiorno è morto.

Passaggio

Luglio 1, 2009

Suonando rinverdisce il ramo del melograno che aspetta ottobre. Suonando si chiama la pioggia e l’oblio. Fossi grecale, vivrei nascosto nell’otre.

Castello di Serravalle

Aprile 13, 2009

Nevicata di petali candidi, una distesa di meli impazziti di fiori. Le api e i gatti al sole. Il pensiero che i morti, i morti innocenti, forse stanno in un paradiso così, fitto di meli fioriti.

Primizie

Febbraio 22, 2009

Sento arrivare la primavera, dolcemente irruenta nel mio fisico e nella mia testa, padrona e immensa, prepotente sugli abeti ben potati, fina nell’aria, maestosa nel crepuscolo di ogni notte.  Ricomincio a star male. Ribollirò anch’io, come tutti, ma come sempre sarò fuori posto e cattivo sulla schiena del ponte. Di notte.

Suona menzetta, suona e grida alle stelle. Noi siamo gente di mare e di zampogne, siamo migranti.

Satura lanx

Gennaio 14, 2009

Pensavo ieri comprando il kebab. Ha un che di amaramente comico il fatto che Israeliani e Palestinesi usino salutarsi augurandosi la pace. Ya as-salam halaykum, Falastin. Per davvero, finalmente.

Oggi è una di quelle giornate in cui guardo la vita alla finestra. Sarà il tempo, sarà il turbinio delle cose che mi succedono sommessamente, sento che non mi sto rendendo conto di qualcosa, sento che qualcosa mi sta sfuggendo di mano, e non capisco cosa.  Ripenso a una giostra coi cavalli, tutta illuminata, davanti al caffè delle Giubbe Rosse, la gente frettolosa, i fidanzati con le borse piene di acquisti, i vecchi distratti, le biciclette. Montale ne avrebbe fatto di sicuro una poesia.

Raccolgo le sfide, mi butto, studio, creo, produco. Ma sono lontano da me stesso. Perchè, come dissi un po’ di tempo fa, mi sono perso e non mi sono più trovato. E tu che ne hai la colpa, chissà dove sei. Chissà a chi stai mentendo amando le tue menzogne. Chissà se ci pensi mai a quelle foglie ingiallite dall’autunno più doloroso che la mia anima ricordi.

Mi restano due occhi in cui annegare.